Anno XX - Numero 53 - Chiuso in redazione: Venerdi 22 Marzo 2019 alle ore 17:00 archivio storico

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ITALIA MAGLIA NERA PER UTILIZZO FONDI UE NELLE TECNOLOGIE
È quanto emerge dall'analisi condotta dall'Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro

ITALIA MAGLIA NERA PER UTILIZZO FONDI UE NELLE TECNOLOGIE
Nonostante le grandi ambizioni del piano nazionale “Agenda Digitale”, finalizzato a rendere pi¨ competitive le aziende italiane e le infrastrutture tecnologiche, l’attuazione del programma stenta a decollare. L’Italia si colloca sul fondo della classifica dei Paesi virtuosi dell’Unione europea per la capacitÓ di spesa dei fondi in Ict e Ricerca e Innovazione. In totale i fondi disponibili a valere sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR 2014-2020) per favorire l’innovazione nel nostro Paese sono 8,3 miliardi di euro: 6 miliardi per la ricerca e l’innovazione e 2,3 miliardi per lo sviluppo dell’ICT. Si tratta di un valore molto alto di risorse disponibili, il terzo dopo Polonia e Spagna. Ma, dopo quasi cinque anni dall’avvio dell’ “Agenda Digitale italiana”, se si osserva la quota di investimenti rendicontati e impiegati dal nostro Paese si nota che sono stati spesi solo 828 milioni (pari al 12,3% del totale), collocando l’Italia al quartultimo posto in classifica. ╚ quanto emerge dall’analisi condotta dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro. Il report si focalizza su alcuni aspetti collegati all’innovazione tecnologica, analizzando in particolare gli open data della Commissione europea, aggiornati a settembre 2018, in merito alla rendicontazione delle risorse previste dai fondi europei. Osservando le voci di spesa relative a ricerca e innovazione e allo sviluppo ICT a livello regionale, Puglia, Campania e Sicilia sono le regioni che hanno programmato investimenti pi¨ ingenti (ciascuna superiore ai 600 milioni) ma, mentre la Puglia ha giÓ rendicontato il 12% delle spese effettuate (in linea con la media nazionale), la Sicilia a settembre 2018 non ha rendicontato alcuna spesa e la Campania solo 5 milioni di euro (pari all’1%) della programmazione approvata. La capacitÓ di spesa Ŕ invece a uno stadio avanzato per le regioni Liguria (45%), Emilia Romagna (41%), Toscana e Valle d’Aosta (38%), seguite dalla Sardegna (34%). In coda alla classifica troviamo, oltre che Campania e Sicilia, anche l’Abruzzo (3%), il Lazio (4%), il Veneto (6%) e il Piemonte (8%), tutte in forte ritardo rispetto alla rendicontazione delle spese. La scarsa capacitÓ di spesa delle ingenti risorse europee mostra i suoi effetti anche sull’occupazione nei settori ad alta innovazione tecnologica. Dal report emerge come in Italia in questi ambiti sono occupate 775 mila persone e la crescita, dal 2008 ad oggi, Ŕ stata di sole 11 mila unitÓ (+1,5%). Per fare un confronto Ŕ sufficiente pensare che nell’area Euro sono 5,7 milioni le persone occupate in tali settori, con una crescita di 362 mila unitÓ dal 2008 (+6,7%). Nel nostro Paese la quota di occupati nella produzione di beni altamente tecnologici Ŕ dello 0,9% (la media europea Ŕ pari all’1,1%). Rispetto ai servizi ad alta tecnologia ed alta intensitÓ di conoscenza nell’occupazione l’Italia si attesta al 2,5%: un livello inferiore di 0,4 punti percentuali rispetto alla media dell’Eurozona. Nel 2017, inoltre, il 39,8% degli occupati in settori ad alta intensitÓ tecnologica ha conseguito la laurea (rispetto ad una media nazionale di occupati laureati pari al 22%). Tuttavia le donne sono solo il 31,4%, oltre 10 punti percentuali in meno della quota di donne occupate in tutti i settori (42%). La media italiana del 3,4% Ŕ trainata da Liguria (4%), Lombardia (4,7%) e Lazio (6,1%), mentre gran parte delle regioni ha una quota di occupati in settori ad alta intensitÓ tecnologica al di sotto del 2,5%.

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áLeggi l'indagine dell'Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro


Data: Venerdi 18 Gennaio 2019


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